Educazione alla legalità

La Dirigente Scolastica pubblica la Lettera che alcuni docenti dell'Istituto scrivono alle studentesse Anita e Lisa

Data:

domenica, 15 novembre 2020

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In questi giorni le prime pagine delle cronache cittadine, e non solo, hanno portato alla ribalta il gesto di protesta di due nostre studentesse -  Anita e Lisa  -  che hanno deciso di manifestare il loro dissenso verso la decisione del governo di interrompere le lezioni in presenza nelle scuole secondarie e nelle zone rosse come il Piemonte anche nelle ultime due classi delle medie,  presentandosi ogni mattina con il proprio banco davanti alla porta della scuola e collegandosi da lì con i loro compagni che seguono le lezioni da remoto. 

La scelta governativa verso cui Anita e Lisa stanno protestando è senz’altro dolorosa da accettare per tutti noi che sappiamo quanto sia importante difendere la scuola in presenza, con tutto il portato di esperienze di apprendimento, di relazioni ed emozioni assolutamente insostituibili per gli studenti, ma come cittadini siamo tenuti a comprendere e ad accettare quella decisione presa in ragione della situazione di rischio elevatissimo del Piemonte, proprio per difendere la nostra comunità tutta e in particolare quella scuola che vorremmo presto riprendesse in presenza. È giusto manifestare il proprio dissenso, ma non violando una norma pensata per proteggere tutti e che funziona solo e nella misura in cui tutti la rispettano. 

Da quest’anno l’educazione civica fa la sua comparsa fra le discipline del curricolo e i docenti dovranno promuovere negli alunni competenze di cittadinanza proprio a partire dai comportamenti, dagli atteggiamenti e dai valori che essi mostrano di aver compreso e fatto propri.  Ritengo che l’apparente contraddizione emersa nella protesta di Anita e Lisa, chiamate a misurarsi con il conflitto fra due diritti essenziali, come l’istruzione e la salute, possa essere l’occasione per tradurre i principi e i valori alla base della nostra Nazione in una concreta esperienza di cittadinanza. 

Con questo spirito alcuni docenti dello staff e altri docenti della scuola hanno preparato la lettera che segue, molto simile ad altre lettere e messaggi individuali che ho ricevuto in questa settimana.  Ho deciso di pubblicare la lettera sul sito e di condividerla con tutta la comunità scolastica.  Da qui nascerà una rubrica sulla nostra Web TV dedicata al tema di Cittadinanza e Costituzione che inaugureremo nelle prossime settimane.  Vi invito tutti a seguirla e a partecipare al dibattito con noi. 

 

Il DIRIGENTE SCOLASTICO 

Lorenza Patriarca

 

 

Care Anita e Lisa,

scriviamo da educatori e da insegnanti di quella scuola in presenza che tutti amiamo e per la quale lottiamo ogni giorno.

La nostra battaglia è silenziosa ma forte e tenace, fatta di piccoli, grandi gesti attraverso i quali vogliamo testimoniare il nostro senso di appartenenza alla comunità educante e ai valori della nostra Costituzione, perché in questa lotta contro il Covid siamo tutti dalla stessa parte.

Ogni giorno affrontiamo il vostro stesso disagio: nuove regole, distanziamento, mascherine, sanificazione, Didattica Integrata alternata a Didattica in presenza, ... e ci fermiamo qui per brevità.

Ma questo disagio abbiamo voluto affrontarlo con la serietà, la maturità e la responsabilità che caratterizzano il nostro ruolo: abbiamo profuso tutte le nostre energie per garantirvi un ambiente sicuro ed una didattica di qualità.

Il nostro senso di responsabilità affonda le sue radici nella consapevolezza che la nostra società civile si regge su delle regole necessarie alla convivenza ed in questo momento così drammatico, (e la situazione purtroppo pare molto più grave di quanto emerga dalle cronache degli organi di stampa e televisivi), l'unico modo che abbiamo per superare questa crisi è proprio il rispetto delle regole. Voi con il vostro gesto di fatto violate una disposizione di Legge anteponendo pericolosamente i vostri diritti a quelli di tanti altri che come voi, come tutti noi, in questo momento difficile stanno combattendo lontano dai riflettori ed in silenzio, accettando ciò che lo Stato e le sue leggi, garanzia della democrazia, ci impongono. Che ne sarebbe di noi tutti, se i medici ed il personale ospedaliero difendessero il loro diritto ad un turno di lavoro equo, invece di occuparsi di salvare i malati? O se i gestori delle palestre, difendessero il loro sacrosanto diritto a lavorare? O i ristoratori gridassero a squarciagola le loro ragioni a difesa del lavoro, da essi ritenute altrettanto importanti quanto quelle del diritto allo studio? Sarebbe il caos…

Alla scuola spetta anche il compito di difendere i soggetti fragili, gli studenti che non sono in salute e coloro che hanno genitori o fratelli che convivono con le malattie: una comunità ha tante esigenze, e queste regole così difficili da rispettare hanno un loro fondamento, non sono divieti sanzionatori, ma rispetto e tutela dei deboli e di tutti noi perché la diffusione del virus sta correndo ancora troppo velocemente.

Care ragazze, per queste ragioni vi invitiamo a seguire le lezioni da casa così come fanno i vostri compagni, non perché non condividiamo le vostre ragioni, ma perché lo stare all'aperto potrebbe generare assembramenti (di giornalisti, di curiosi, di chi nega l’emergenza) e provocare emulazione in altri studenti con il rischio di far circolare il virus  e appesantire una situazione che è già molto grave. I nostri ospedali sono al collasso e se non interrompiamo la catena del contagio, i tempi delle restrizioni si allungheranno e non potremo riappropriarci della nostra preziosissima libertà.

Abbiamo vissuto anche noi il vostro spirito critico e la vostra iniziativa, non abbiamo dimenticato il fervore e la passione, altrimenti non potremmo svolgere il nostro ruolo: ogni volta che entriamo in classe, ogni volta che vediamo i vostri volti in videoconferenza, accettiamo la sfida di provare a farvi innamorare della cultura. Perché noi crediamo in voi, in ciascuno di voi, nella vostra meravigliosa gioventù che va difesa e accudita affinché possa esprimersi pienamente.

Ci piacerebbe approfondire questo argomento e ragionare sul fatto che le comunità si reggono su decisioni generali e la critica, in questi casi, deve essere guidata e condotta da chi ha cognizione di causa, quindi vi ringraziamo per averci dato l'opportunità di ragionare sulla necessità di confrontarci in modi e tempi adeguati e vi garantiamo che stiamo lavorando per fornirvi un luogo protetto dove poter fare un sano esercizio di democrazia. 

Vi chiediamo solo di aver fiducia in noi ed anche un po' di pazienza perché dobbiamo far fronte a tante urgenze, ma vogliamo farvi sapere che noi ci siamo e ci saremo sempre per guidarvi ed accogliervi.

 

Lettera Firmata

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